Cuori

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Il simbolo del cuore. Un’iconografia antica quanto il mondo, indissolubilmente legata nell’immaginario di ognuno di noi all’Amore in tutte le sue forme.

La rappresentazione grafica di un centro simbolico nel quale nascono i sentimenti, le emozioni, gli affetti, le passioni. Quello dell’iconografia del cuore è un lungo percorso dalle antichissime simbologie religiose agli emoticons, nel quale ancora oggi siamo immersi.

La street art, l’arte di strada ispirata all’antica pratica del writing on the wall e al movimento pittorico del muralismo, ha contribuito in questi anni a mettere in discussione e a ridisegnare l’estetica delle nostre città. Al centro di un acceso dibattito teorico e estetico, anche interno agli stessi artisti che la praticano, la street art è una delle forme d’arte che interagisce più direttamente con la vita, la socialità e il paesaggio delle città. Negli ultimi anni è stata spesso un simbolo della riqualificazione e della rinascita sociale e culturale di quartieri e aree periferiche urbane.

L’immagine del cuore è la protagonista di alcune notissime opere di street art. La “Girl with a balloon” di Bansky gioca con un palloncino a forma di cuore, simbolo di speranza. Un piccolo cuore rosso è una delle “firme” grafiche che caratterizzano il progetto di arte pubblica Exit Enter, creato da un artista italiano, la cui icona più nota è l’omino con il palloncino.

Ideale complemento del concorso/mostra dedicato alle scritte d’amore sui muri, la raccolta fotografica di Laura Gallotta e Andrea Macciò è il frutto di una lunga ricerca della bellezza nascosta dei cuori che ci accompagnano nella vita quotidiana delle nostre città.

Ci invita ancora una volta a guardarci attorno con occhi nuovi, a prestare attenzione a quello che ci circonda, a riflettere sui confini estetici della street art. Ci sono cuori “anonimi” di grande fascino e complessità tecnica la cui bellezza non è inferiore a quella dei cuori che spuntano in opere d’arte murale più “ufficiali”. Cuori disegnati sui muri, cuori attaccati o stampati su manifesti e cartelli stradali, cuori dedicati alla persona che è entrata nel “cuore” e altri isolati, privi di scritte o altri segni, cuori scrostati dal tempo e dalla consunzione e cuori naif dai tratti infantili, cuori che emergono in luoghi abbandonati e solitari dall’atmosfera sospesa e altri letteralmente immersi nel “cuore” della vita delle città e dei paesi. Ancora una volta, parafrasando Diane Arbus, attraverso la fotografia siamo spronati a vedere e apprezzare la bellezza nascosta che troppo spesso ignoriamo.

 

Andrea Macciò