Il Silenzio delle Margherite

 

coro-lamento

Da Giselle e le Villi al coro della lamentazione

 

La margherita che Giselle sfoglia con Albrecht, rivela un destino funesto e lei, tradita nell’amore, morirà di dolore, unendosi così alla schiera delle Villi[1], spiriti danzanti e inquieti di quelle fanciulle che, pensando di unirsi in matrimonio d’amore, vengono tradite o abbandonate prima delle nozze.

Albrecht disperato presso la tomba di Giselle, la vede apparire e lei gli ricorda il funesto presagio della margherita. Sarà però quello stesso intenso amore a salvare Albrecht – costretto a danzare fino alla morte per vendetta delle Villi, ma sorretto da Giselle che danzerà con lui fino alla rottura dell’incantesimo – a riportare pace allo spirito della fanciulla e a salvargli la vita.

Giselle muore per amore ed è ancora l’amore, oltre la morte stessa, a riscattarla, darle pace. Il principe Albrecht, a cui l’amore di Giselle ha risparmiato la vita, rimarrà a piangerla…

Non resta dunque che il cordoglio, il lamento, il compianto delle pie, delle madri, delle donne, delle fanciulle, insieme a quello del principe. Noi, in quell’unico antico gesto apotropaico.

Nella performance di A.D.A. Ass. Danze Antiche (Milano, Palazzo Marino, Sala Alessi, 10 novembre 2016), la danza delle Villi e del principe incontra il gesto danzato di una Giselle contemporanea, sospesa tra il vecchio e il nuovo, mentre il giovane Albrecht lascia posto all’uomo maturo e consapevole, affinché il suo compianto sia corale, non più solitario, e si levi un canto oltre il silenzio, il silenzio delle margherite.

Le spose bambine vengono spinte ad un matrimonio-mercimonio ingannatore, spregevole. Molte, senza nemmeno aver raggiunto la pubertà, muoiono dissanguate poco dopo essere state violate. Quelle che sopravvivono soffocano nel silenzio il trauma del corpo, dell’anima. Qualcuna di loro ha avuto il coraggio di raccontare e solo da poco abbiamo ascoltato. Oggi diamo loro una voce, attraverso il gesto danzato, per rompere delicatamente, petalo dopo petalo il loro silenzio.

Chiara Gelmetti

[1] Nella mitologia dei popoli slavi sono spiriti di giovani fanciulle morte infelici perché tradite o abbandonate prima del matrimonio, vendicative e spettrali, incapaci di trovare riposo eterno nella morte, che ogni notte tra il crepuscolo e l’alba cercano i traditori d’amore che costringono, con l’aiuto di rametti di vischio apparentemente magici, a ballare convulsamente fino a provocarne la morte per sfinimento o fino a che totalmente indeboliti non vengono gettati in un lago nelle loro vicinanze. Alla morte del traditore le Villi si dileguano e con esse svanisce, finalmente placato, il fantasma della fanciulla morta per amore. La radice slava vila che significa fata. Inoltre le Villi provano un irrefrenabile desiderio e un amore incredibile per la danza.

giselle-villi